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Diego Piazza, la chirurgia come vocazione

diego piazza

Una carriera costruita tra formazione internazionale, sala operatoria, ricerca e insegnamento.

Oggi la nuova responsabilità alla guida della Chirurgia Oncologica dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo. E uno sguardo già rivolto ai giovani e al futuro della sanità siciliana.

C’è un modo semplice per raccontare la carriera di un chirurgo: mettere in fila gli incarichi, le date, i titoli, le pubblicazioni. E poi ce n’è un altro, più difficile, che prova a capire quale idea della chirurgia abbia guidato quella carriera.

Nel caso del prof. Diego Piazza, è probabilmente il secondo quello che restituisce meglio il senso di un percorso professionale lungo decenni e costruito attraversando alcune delle trasformazioni più importanti della chirurgia contemporanea.

Perché dietro la successione di ruoli – dalla formazione internazionale alla direzione di strutture chirurgiche, dalla presidenza dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani all’insegnamento universitario – emerge una convinzione rimasta sostanzialmente immutata: la tecnica, la ricerca e l’innovazione hanno valore soltanto quando riescono a tradursi in una cura migliore per il paziente.

È una storia che parte lontano dalla Sicilia, ma che alla Sicilia torna continuamente.

Toronto, gli anni della formazione

Tra il 1985 e il 1992 il prof. Piazza si forma in Chirurgia generale e oncologica all’Università di Toronto, in Canada.

È una tappa destinata a lasciare un’impronta profonda nel suo percorso professionale. Non soltanto per la dimensione internazionale dell’esperienza, ma per il confronto con una cultura chirurgica nella quale formazione, ricerca e pratica clinica sono strettamente intrecciate.

Sono gli anni nei quali si costruiscono le basi di quella che sarà la sua idea di chirurgia: una disciplina nella quale l’abilità tecnica non può essere separata dalla conoscenza scientifica, dalla capacità di selezionare il paziente e dalla responsabilità di scegliere, per ogni persona, la strategia terapeutica più appropriata.

Una formazione che negli anni successivi si tradurrà in una lunga esperienza sul campo.

Dal 1999 al 2017 Piazza è Primario di Chirurgia Generale dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Quasi vent’anni nei quali la sala operatoria diventa il luogo quotidiano nel quale esperienza e responsabilità si incontrano.

Nel 2017 arriva la guida della Chirurgia Oncologica dell’ARNAS Garibaldi, che manterrà fino al 2022. Un ulteriore passaggio verso quella chirurgia oncologica che rappresenta oggi uno degli assi portanti della sua attività.

Ma mentre cresce la responsabilità clinica, cresce anche quella nei confronti delle generazioni che si stanno formando.

Piazza è infatti docente della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale dell’Università degli Studi di Catania. Insegnare, per un chirurgo con una lunga esperienza, significa inevitabilmente qualcosa di più della trasmissione di una tecnica operatoria. Significa insegnare a ragionare davanti a un caso clinico, a riconoscere i limiti di una procedura, a confrontarsi con gli altri specialisti e a comprendere che ogni decisione chirurgica porta con sé una responsabilità nei confronti di una persona.

La chirurgia che cambia

Nel frattempo cambia anche la chirurgia.

La laparotomia tradizionale lascia progressivamente spazio, quando indicato, a procedure sempre più mini-invasive. La video-laparoscopia modifica l’accesso chirurgico. La robotica introduce nuove possibilità tecniche. La gestione del paziente oncologico diventa sempre più multidisciplinare.

Piazza attraversa questa trasformazione non da spettatore, ma da protagonista della formazione e della diffusione della cultura chirurgica innovativa.

La chirurgia video-laparoscopica e robotica entrano nel suo percorso professionale insieme a un’attività scientifica sviluppata negli anni attraverso numerose pubblicazioni e collaborazioni con importanti società scientifiche nazionali.

E c’è un altro elemento che racconta bene la sua idea di innovazione: la volontà di portarla dentro i luoghi della formazione.

Nasce così il Forum di Chirurgia Mininvasiva, organizzato in tredici edizioni, con la chirurgia in diretta come strumento di confronto e apprendimento.

La sala operatoria, in questo modo, non è più soltanto il luogo nel quale il chirurgo opera. Diventa anche un’aula.

Guardare un intervento, discutere una scelta tecnica, confrontarsi su un’indicazione, osservare come viene affrontata una difficoltà intraoperatoria: la formazione chirurgica passa anche attraverso la possibilità di vedere la medicina mentre accade.

È una concezione che Piazza porta anche a un livello nazionale.

Dal 2013 al 2016 è presidente dell’ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, una delle principali società scientifiche della chirurgia italiana. Nel 2015 organizza a Roma il Congresso congiunto della Chirurgia Italiana, riunendo intorno allo stesso appuntamento una comunità professionale chiamata a confrontarsi sul presente e, soprattutto, sulle trasformazioni future della disciplina.

Oggi: la nuova sfida è la chirurgia oncologica

Oggi il percorso approda a una nuova tappa: il prof. Diego Piazza è Direttore della Chirurgia Oncologica dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo.

Un incarico che arriva dopo una lunga esperienza e che, proprio per questo, non rappresenta semplicemente un nuovo ruolo.

È piuttosto il punto nel quale convergono molte delle esperienze maturate nel corso della carriera.

C’è la sala operatoria, innanzitutto. Il luogo nel quale la conoscenza teorica diventa gesto, decisione, responsabilità. Dove la tecnologia può essere preziosa, ma non sostituisce l’esperienza e il giudizio clinico.

C’è il paziente, al centro del percorso. Perché la chirurgia oncologica non è soltanto l’intervento con cui si asporta una neoplasia: è una presa in carico che richiede attenzione alla persona, alla sua condizione generale, alla prognosi e alla qualità della vita.

E poi ci sono i meeting multidisciplinari, diventati una componente essenziale dell’oncologia moderna.

Il caso oncologico non appartiene più a una sola specialità. La decisione terapeutica nasce dal confronto tra competenze differenti: chirurgia, oncologia medica, radioterapia, diagnostica per immagini, anatomia patologica e le altre professionalità coinvolte nel percorso.

È proprio in quel confronto che la medicina contemporanea trova una delle sue espressioni più mature: non la singola competenza che prevale sulle altre, ma competenze diverse che si mettono insieme per costruire la strategia migliore per quel paziente.

E anche il meeting diventa, inevitabilmente, un luogo di formazione.

Il futuro non è soltanto la robotica

Guardare al futuro della chirurgia significa parlare di tecnologia, certamente. Significa parlare di robotica, mini-invasività, nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi alle macchine.

Per un chirurgo che ha attraversato in prima persona decenni di evoluzione della disciplina, il futuro sembra avere un’altra parola chiave: formazione.

Perché una tecnologia avanzata, senza professionisti capaci di utilizzarla con appropriatezza, rimane soltanto tecnologia.

Il vero capitale della chirurgia sono le persone.

E per la Sicilia questa considerazione assume un significato particolare.

Il futuro di una sanità chirurgica capace di offrire cure sempre più avanzate passa dalla possibilità di formare giovani specialisti altamente qualificati, abituati alla ricerca, alla multidisciplinarietà, all’innovazione e al confronto con la comunità scientifica internazionale.

Ma soprattutto passa dalla possibilità di offrire loro una prospettiva.

Una Sicilia nella quale un giovane chirurgo possa formarsi, acquisire competenze di livello internazionale, confrontarsi con i centri più avanzati e poi mettere quelle competenze al servizio della propria comunità.

Non si tratta di chiudere la chirurgia siciliana al mondo. Esattamente il contrario.

Si tratta di renderla sempre più aperta al mondo, affinché ciò che viene imparato nei grandi centri internazionali possa diventare patrimonio del territorio.

È forse questa una delle eredità più importanti che un chirurgo con una lunga esperienza può lasciare: non soltanto ciò che ha fatto personalmente, ma la capacità di creare le condizioni perché altri possano continuare quel percorso.

Dal gesto chirurgico alla responsabilità verso una comunità

La parabola professionale di Diego Piazza racconta, in fondo, anche l’evoluzione della chirurgia stessa.

Dalla formazione internazionale degli anni di Toronto alla grande chirurgia ospedaliera catanese. Dalla chirurgia generale alla crescente specializzazione oncologica. Dalla laparotomia alle tecniche mini-invasive e robotiche. Dalla figura del chirurgo singolo alla sempre maggiore centralità dell’équipe multidisciplinare.

E, parallelamente, dalla cura del singolo paziente alla responsabilità più ampia di formare altri chirurghi e contribuire alla crescita della disciplina.

Oggi, alla guida della Chirurgia Oncologica dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo, quella storia continua.

Con una differenza sostanziale rispetto agli inizi: più lunga è l’esperienza, più grande diventa la responsabilità di ciò che si trasmette.

Il futuro della chirurgia siciliana non dipenderà soltanto dalle tecnologie che arriveranno nelle sale operatorie. Dipenderà dalla qualità dei professionisti che sapranno utilizzarle, dalla capacità delle équipe di lavorare insieme, dalla forza della ricerca e dalla possibilità di costruire percorsi di formazione competitivi e internazionali.

E in questo scenario il ruolo di un chirurgo di lunga esperienza può assumere un significato ulteriore rispetto a quello puramente clinico.

Diventa quello di custode di una memoria professionale e, nello stesso tempo, di costruttore del futuro.

Perché la chirurgia cambia continuamente.

Ma una cosa, forse, non cambia: il motivo per cui un chirurgo entra ogni giorno in sala operatoria.

Curare una persona. E fare in modo che, dopo di lui, qualcun altro sappia farlo ancora meglio.

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