Mi è capitato più volte prima di iniziare a scrivere di avere le parole giuste, inizio anche con entusiasmo, ma poi la mia mente salta nel vuoto e mi rendo conto che le difficoltà sono il risultato della consapevolezza che la mia anima non è mai serena di fronte ad un nemico invisibile, ma al tempo stesso presente e condizionante come il tumore della mammella.
Il tumore è una patologia antica, costante nel tempo, non è un’unica malattia, ma un complesso di malattie che condividono una caratteristica fondamentale, una crescita cellulare abnorme.
Oltre a questa somiglianza biologica esistono aspetti culturali, sociali, politici e storici che attraversano nel profondo le varie manifestazioni del tumore, tanto da giustificarne una trattazione unica, che consideri come le facce di un unico conio, la scienza medica e la complessità dell’essere umano.
Da qualche giorno è iniziato il mese di ottobre e parallelamente, come lo yin e lo yang, si è attivata la macchina della prevenzione in rosa, che ogni anno come una nuvola in espansione avanza lungo il tempo occupando legittimamente ogni spazio. Questo impegno collettivo ci ricorda che affrontare una malattia così complessa come il tumore della mammella non è solo un problema medico.
Giornali, televisione, radio, social, famiglie, scuole, comunità parrocchiali, bar, qualsiasi luogo ricreativo o di ritrovo, affronta il tumore della mammella con una terminologia sempre più ardita, una malattia di grandissima rilevanza e impatto sociale, il principale nemico oncologico nella popolazione femminile, un tema che interessa, direttamente o indirettamente, quasi tutte le famiglie.
Dopo un periodo più che ventennale, oggi è possibile percepire come questo impegno sociale abbia contribuito in maniera rilevante a trasformare la vita e la percezione di questa malattia.
È intervenuta una vera rivoluzione culturale e sociale, una profonda trasformazione dove il tumore un tempo alimentato dalla paura dell’immaginario collettivo, è passato dall’emarginazione sociale di chi ne era colpita e da un tabù che non si doveva nominare, ad una sfida aperta che si deve affrontare e si può, in moltissimi casi, vincere.
Una conoscenza più profonda dell’oncogenesi e la comprensione dei meccanismi che spiegano come le cellule normali diventano tumorali sono i pezzi di un puzzle che ci hanno permesso di abbattere i limiti della conoscenza e di interpretare la prevenzione come cura.
Il tumore non appare all’improvviso, ma segue un preciso orologio biologico, una lenta marcia, da una crescita normale ad una incontrollata, passo dopo passo, una progressione sistematica, da una forma preinvasiva ad una invasiva e poi la disseminazione a distanza. Oggi, attraverso una tecnologia più raffinata, siamo in grado di coglierne la biologia in maniera più accurata e tracciarne l’identità.
Intercettare la malattia nelle prime fasi significa cambiare il destino di una donna.
Se le dimensioni sono un segno oggettivo della progressione tumorale e se un nodulo, che è la manifestazione più comune con sui si presenta un tumore della mammella, da piccolo per diventare grande ha bisogno di tempo, allorascoprirlo quanto prima possibile corrisponde ad un anticipo diagnostico.
Quale mezzo è capace di scoprire in anticipo un tumore della mammella?
Nel 1965, Robert Egan un medico del M.D. Anderson Cancer Center a Houston, intraprese il suo lavoro pioneristico sulle applicazioni dei raggi x per studiare le lesioni mammarie.
Egan eseguiva ripetutamente fotografie del tumore usando i raggi x, cioè radiazioni elettromagnetiche ionizzanti ad alta energia.
Il suo lavoro era più quello di un artigiano che di uno scienziato, era in pratica un fotografo che faceva fotografie del tumore.
Robert Egan era convinto del valore della mammografia nella battaglia contro il cancro al seno.
Se Il tempo è un dono di Dio al servizio dell’uomo, la mammografia è risultata essere una delle applicazioni più straordinarie nel campo della salute femminile.
Scoprendo noduli di pochi millimetri molto prima che diventino rilevabili clinicamente, identificando anche altre manifestazioni indirette come le microcalcificazioni, la mammografia permette di intercettare il tumore nella sua fase pre-sintomatica.
Così come il Pap Test ha rivoluzionato la lotta al tumore della cervice leggendo le alterazioni delle singole cellule, lo screening mammografico applicando lo stesso principio determina un anticipo diagnostico attraverso l’imaging radiologico.
Questo trasforma radicalmente la prognosi, aumentando la probabilità di diagnosticare la malattia in una fase in cui le opzioni terapeutiche sono generalmente più efficaci e meno invasive.
Incentivare lo screening mammografico è la parola d’ordine, l’obiettivo principale delle campagne di prevenzione di quest’anno.
Il programma nazionale si rivolge generalmente alle donne tra i 50 e 69 anni di età. In alcune regioni l’offerta è stata ampliata anche alla fascia tra i 45 e 74 anni.
Per uno screening efficiente ed efficace, sono stati attrezzati camper con mammografi, vere unità mobili in grado di raggiungere i piccoli comuni o le donne che vivono lontani da centri ospedalieri.
Purtroppo i tumori non sono più esclusivi dell’età avanzata, anche se l’età resta il principale fattore di rischio e la maggioranza dei tumori mammari insorgono dopo i 50 anni.
In una coorte multicentrica italiana comprendente 16.753 donne con carcinoma mammario, diagnosticati tra il 2011 e il 2016, il 22,5% riguardava donne di 18-49 anni, il 32.3% donne di 50-64 anni e il 45.2% donne di almeno 65 anni.
I dati internazionali documentano un aumento dell’incidenza dei tumori ad esordio precoce, generalmente definiti come diagnosticati prima dei 50 anni, in diversi paesi e per alcune sedi tumorali, compresa la mammella, sebbene questo trend non sia uniforme a livello globale.
In Italia tra il 2008 e il 2016, l’incidenza del tumore mammario nelle donne sotto i 50 anni è aumentata dell’1.6% annuo, anche se il dato sembra influenzato dalla diagnosi precoce, soprattutto nella fascia tra 45-49 anni.
In molti paesi, questi aumenti mostrano forti effetti di coorte di nascita, cioè gruppo di persone che sono nate nello stesso anno o nello stesso arco temporale, con la Generazione X (nata tra il 1965-1980) e i Millennials (nati tra il 1981-1996) che sperimentano un rischio più elevato alla stessa età rispetto alle coorti nate in precedenza.
Se lo screening organizzato rappresenta uno strumento di diagnosi precoce rivolto ad una specifica fascia di età, la biologia e l’unicità di ogni essere vivente sfuggono inevitabilmente a qualsiasi confine anagrafico e statistico.
Per le donne più giovani la prevenzione passa attraverso l’educazione, l’informazione e la consapevolezza che per contrastare un nemico così agguerrito bisogna fin dalla giovane età conoscere e adottare abitudini di vita salutare
La mammella è un organo superficiale, il suo unico secreto è un alimento fondamentale per la vita. La manifestazione più comune di una malignità è un ammasso di cellule che crescono incontrollate, sino a formare un nodulo che aumenta progressivamente di dimensioni.
I grandi cambiamenti non compaiono tutti in una volta!
Il tumore può presentarsi clinicamente in diversi stadi di evoluzione, quello iniziale, il localmente avanzato e quello sistemico.
In passato, l’auto esame al seno rivestiva un ruolo di maggiore rilievo, oggi non è più raccomandato dalle linee guida internazionali come strumento di screening isolato, poiché i contributi relativi di questa metodica non sono stati definiti in modo univoco e i dati scientifici non hanno evidenziato una riduzione della mortalità specifica rispetto agli esami strumentali come la mammografia e l’ecografia.
In poche parole, l’autoesame sebbene permetta di conoscere il proprio seno e contribuisca ad individuare cambiamenti precoci, molto raramente riesce a diagnosticare una malignità in una fase pre cancerosa (in realtà, attualmente, nessun mezzo diagnostico è in grado di farlo!).
Eppure sottolineando il senso delle mani non posso essere d’accordo!
Le mani sono considerate un’estensione del cervello per la loro capacità di esplorare e interagire con il mondo.
Le dita possiedono la più alta concentrazione di recettori sensoriali, rendendole incredibilmente sensibili per percepire la forma, la consistenza, la temperatura, la mobilità e la pressione di un qualsiasi cambiamento che si manifesti nella parte più superficiale del nostro corpo. Ogni trasformazione suscita sensazioni che possono essere percepite dalle mani.
Viviamo nella nostra quotidianità il timore dell’incertezza di fronte alla possibilità di un seno diverso dal solito e preferiamo non controllarci anche quando questo cambiamento rappresenta un’opportunità.
Se ci accorgiamo allora la paura diventa paralizzante.
Iniziare a conoscersi è abituarsi alla normalità. Eseguire l’auto esame, esplorare il proprio seno, imprimere nella mente la sua forma e densità, comprenderne le emozioni, non importa come lo eseguiamo, se ripetuto con una certa costanza e periodicità aiuta a tollerare l’incertezza e ad intercettare qualsiasi cambiamento.
Un nodulo, un ispessimento, un’alterazione della pelle o del capezzolo, una secrezione, una modificazione nella forma, sono i modi, i cambiamenti, le anormalità con cui si manifesta, sono le stigmate del cancro.
A Lei non chiederemo i dettagli, nessuna descrizione, ma semplicemente di riconoscere un cambiamento e di dare voce alle sue sensazioni.
Ci sono inoltre, situazioni, elementi o caratteristiche che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia oncologica. Questi elementi, sono i fattori di rischio, che possono agire singolarmente o insieme e alcuni sembrano specifici per un tipo di tumore.
Nonostante essere esposti ad uno o più fattori di rischio non significa necessariamente sviluppare la malattia, ma certamente avere un’aumentata probabilità rispetto alla popolazione generale, l’aumento tumorale ad esordio precoce, fornisce una motivazione convincente e urgente, in quanto riflette sfide più impegnative tra le quali come identificare e misurare questi fattori di rischio e soprattutto come intervenire sulla suscettibilità individuale nel corso della vita.
Accanto ai fattori di rischio più solidamente consolidati, tra cui l’età, la predisposizione familiare e genetica, la precedente radioterapia toracica, alcuni fattori riproduttivi e ormonali, il consumo di alcool, l’inattività fisica e l’eccesso ponderale, la ricerca sta studiando il ruolo di esposizioni che possono agire nelle diverse fasi della vita.
Tra questi rientrano le esposizioni prenatali ( in utero) e nei primi anni di vita, la qualità della dieta, il consumo di alimenti ultraprocessati, il lavoro notturno, la perturbazione dei ritmi circadiani, infezioni e diversi contaminanti ambientali.
Per molte di queste associazioni le prove sono ancora eterogenee e non consentono di stabilire con certezza un rapporto causale.
È possibile che esposizioni differenti interagiscano tra loro e influenzino la vulnerabilità dei tessuti attraverso molteplici meccanismi, tra cui il danno genetico, le mutazioni epigenetiche, l’infiammazione persistente, le alterazioni immunitarie e metaboliche e i cambiamenti del microbioma.
Tuttavia, il peso relativo di ciascun meccanismo e la loro eventuale interazione sono ancora oggetto di studio.
Questa complessità è alla base dell’epidemiologia dell’esposoma, inteso come lo studio della totalità delle esposizioni ambientali e comportamentali che accompagnano l’individuo dal concepimento alla morte.
L’obiettivo è comprendere non soltanto a quali esposizioni una persona sia stata sottoposta, ma anche quando e per quanto tempo, con quale intensità e durante quali finestre di suscettibilità biologica.
Parole nuove entrano nel nostro linguaggio e meccanismi nuovi che arricchiscono la nostra conoscenza stanno ridefinendo la prevenzione oncologica.
Il mese di ottobre diventa una dimensione spazio-temporale a sé stante, un’occasione per diffondere la cultura della prevenzione, per condividere le nuove conoscenze e promuovere un potente fenomeno di attivismo collettivo e di cittadinanza scientifica.
Articolo a cura del Dr. Paolo Fontana
Direttore Breast Unit IOM


